Il “Draugr” di Alboino

Nel contesto dei rituali funebri longobardi è possibile stabilire un particolare tipo di legame con il mondo delle saghe norrene ed in particolare con il mito dei sovrani non morti che infestavano i tumuli, magari possessori di armi mitiche, crisma di investitura per i loro discendenti. Già per i Longobardi esisteva la possibilità di prestare giuramento sulle armi sacre, invece che sui vangeli: lontana eco dei giuramenti in nome della divinità sovrana in campo giuridico Tyr, anche detto Dio della Spada, poiché su di essa si prestavano i giuramenti.

Nella saga di Hervor, infatti, la temibile spada Tyrfing¹ – letteralmente “il dito del dio della spada Tyr”, un’arma che provenendo da un antenato sancisce il conferimento del potere al quale si ambisce – viene recuperata dalla figlia di Angantyr dal tumulo funerario, infestato dallo spettro del padre (tale spirito viene designato draugr). Angantyr l’aveva posseduta in vita e in forma spettrale la deteneva ancora nel suo giaciglio funebre. L’ingresso del tumulo in questa saga è detto Helgrind, cancello di Hel, ovvero apertura sul mondo infero. Una denominazione significativa, che probabilmente lascia intendere un significato di discesa agli inferi iniziatica, molto importante nei termini di morte e rinascita. La discesa nei regni oltremondani, tema diffusissimo in tantissime tradizioni, è particolarmente nota nel caso dell’Ase Hermod che cavalca per nove notti nelle viscere di Hel per reclamare il defunto Balder.

Otto Hofler, nel suo già citato studio su “Cangrande di Verona e il simbolismo del cane presso i Longobardi”, collega il rinvenimento della spada di Alboino, sepolto sotto ad una scala del palazzo reale, ad una reminiscenza tipicamente norrena. Dice infatti Paolo Diacono: «Ai nostri giorni Giselperto, Duca di Verona, aperto il suo sepolcro, ne sottrasse la spada e quanto trovò dei suoi ornamenti. Per questo – con la vanità che è solita tra gli ignoranti – si vantava d’aver veduto Alboino» (Paolo Diacono, Historia Langobardorum, II- 28). Questa apparizione è a tutti gli effetti tale da richiamare il draugr, il quale abbiamo visto infestare i sepolcri nelle saghe nordiche. La spada, come Tyrfing, torna ad essere presso i Longobardi quasi un simbolico lascito dall’eroe capostipite ai suoi discendenti.

Per consolidare il proprio potere e la propria saggezza in campo spirituale era dunque necessario, secondo la tradizione norrena, un contatto con l’aldilà. Tanto che era abitudine del mago o della strega trascorrere notti di veglia all’aperto, magari presso tumuli infestati e campi funerari, anche in questo caso sulle orme di Odino nella Voluspà o come alcuni personaggi minori della Saga degli Uomini delle Orcadi.

«I luoghi della sepoltura, di preferenza collinari, entrano anche in considerazione, poiché tali luoghi elevati sono frequentemente associati a degli importanti atti rituali: è lì che il tulr recita le sue declamazioni sacre; le seidkona² si isolano sulle alture seidhjhjallr per formulare le loro incantazioni magiche e anche gli Dèi vi si installano sui loro rokst6lar.» (“La sacralità nel mondo Germanico precristiano” E. Polomé – ÉTUDES INDOEUROPEENNES 1996)

Si tratta quindi di riconoscere come il culto degli antenati garantisse alla comunità clanica un futuro di sovranità, vittoria e abbondanza. Vale la pena di ricordare, riferendoci anche la caso del sovrano Alboino, che la designazione del re germanico era *kuningaz, che richiama il termine gotico *kunja, ovvero l’omologo del latino gens, del greco ghenos o del celtico clan. Etimologicamente il sovrano è dunque colui che genera appunto il popolo.

«Una delle usanze pagane destinata a perdurare più a lungo fu certamente quella relativa al culto degli antenati, il quale va senz’altro inteso come conseguenza, sul piano religioso, di strutture sociali e familiari risalenti al mondo germanico. La comunità familiare scandinava, sebbene numericamente inferiore a quella che era stata la Sippe, ne conservava molte delle caratteristiche. Essa era basata, come in tutto il mondo indoeuropeo, su una concezione patriarcale, anche se le donne vi avevano grande dignità e autorevolezza. Numerosi indizi testimoniano l’importanza attribuita a un corretto e fecondo rapporto dei vivi con i defunti, specie con coloro che erano appartenuti allo stesso nucleo familiare. Il festino in onore del morto, che seguiva il suo funerale, aveva infatti lo scopo di stringere un legame profondo tra lui e gli eredi. Esso non serviva soltanto a rievocare la figura di chi era deceduto, né semplicemente a proclamare il suo successore nel governo della casa. Obiettivo principale del rito era piuttosto quello di rafforzare l’unità, la stabilità e la fecondità della Sippe mediante una sorta di patto sacro con gli antenati. […] La credenza che gli spiriti dei morti dimorassero presso il focolare domestico o in altri luoghi particolari quali cumuli di pietre (che ricordavano gli antichi usi tombali) o spazi sacri è spesso testimoniata dal folclore.» (G. Chiesa Isnardi “I Miti Nordici” Longanesi 1991)

Testo e foto di AA


¹ Secondo Herwig Wolfram invece, Tyrfing potrebbe anche riferirsi all’etnonimo “Tervingi”, che caratterizzava i Goti abitanti delle foreste prima dell’arrivo degli Unni (Storia dei Goti).

² Strega praticante la forma magica detta seidr