BLACK METAL: UNA DISCESA AGLI INFERI E UNA RINASCITA

La rottura che il black metal degli anni ’90 ha significato rispetto al conformismo musicale è, per quanto distorta dal sensazionalismo mediatico, nota ai più. Episodi di violenza, devastazioni e spregiudicate espressioni verbali, palesati nei testi e nelle interviste, radicalizzavano ogni spinta attitudinale propria alla scena metal precedente, portandola alle estreme conseguenze.
Ma non c’è solo questo: la musica black metal è anche un viaggio interiore, intimo. In questo senso, al di là di fatti di cronaca certamente controversi, la musica di Varg Vikernes e della sua one man band Burzum si pone come capostipite di una forma di metal che non ricerca divertimento e aggregazione, ma piuttosto una riflessione solitaria tale da schiudere la soglia persino a un’impietosa analisi del sé, risvegliato da suoni oscuri e distorti, eppure incredibilmente d’atmosfera, come mai se ne erano uditi in precedenza.![]()
Tale caos sonoro, apparentemente privo di senso e composto da un maelstrom di distorsioni e di tempi ultraveloci, nasconde qualcosa che solo l’orecchio attento e un ascoltatore preparato e avvezzo al genere possono cogliere. Il suono grezzo e talvolta cacofonico è come la foresta oscura ai piedi della montagna: tutto appare tetro, ma con il tempo l’occhio – in questo caso sarebbe meglio dire l’orecchio – si abitua all’oscurità e coglie anche i particolari più in ombra. Così, al di sopra del caos, si può ascendere alle vette delle melodie più nascoste e meno scontate.
L’ispirazione e la fruizione musicale diventano così propriamente esoteriche, ovvero destinate ai pochi iniziati in grado di cogliere la luce della melodia oltre il nero e oscuro caos sonoro derivante da velocità, distorsioni e equalizzazioni provenienti dall’abisso glaciale.![]()
Si tratta, in un certo senso, di una ricerca che ricalca il famoso e già citato “VITRIOL” alchemico: Visita interiora terrae rectificando invenies occultum lapidem. Quindi, per le orecchie autenticamente predisposte a questa indagine spirituale e melodica, c’è la possibilità di andare oltre il muro sonoro per cogliere, come gemme occultate, come scintille di luce divina nascoste negli elementi sonori più grezzi e apparentemente oscuri, commoventi melodie, quasi sognanti ed ineffabili.
Per il ciclo Sentieri dell’Invisibile – a cura di Cascina Bellaria e Ans (ADL)
